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  1. I nuovi regimi con flat tax, introdotti dalla legge di Bilancio 2019 (nuovo regime forfettario e, dal 2020, regime analitico agevolato), esonerano i contribuenti dall’applicazione dell’IVA e dai relativi adempimenti. Dall’individuazione di una categoria di operatori “senza IVA” può derivare qualche effetto distorsivo? Sembra possibile rispondere che la flat tax non determina una distorsione così elevata da sostenere dubbi di compatibilità con i principi del diritto UE. Tanto più che un provvedimento di semplificazione per le microimprese è da considerare non solo ammissibile, ma addirittura auspicabile e che gli effetti benefici sulla semplificazione (e di dirottamento dei controlli verso gli operatori economici medium size) sembrano superare i (modesti) sintomi di distorsione sul tema della forfettizzazione dell’IVA dovuta.
  2. ADC e ANC intendono dare seguito alla proclamazione di un’astensione collettiva della categoria per il periodo compreso tra il 29 aprile e il 3 maggio 2019. La categoria vive una crisi molto profonda, forse tra le più profonde degli ultimi decenni. Lo hanno reso noto tramite comunicato stampa del 22 febbraio 2019. non è ancora stato emesso alcun provvedimento ufficiale con il quale viene disposto lo slittamento dei termini per l’invio dello spesometro. Anche sul fronte della fatturazione elettronica latitano certezze.
  3. Iva al 10 per cento sulla somministrazione di alimenti e bevande, fattispecie assimilabile alle prestazioni di servizi. Si caratterizza per la commistione di prestazioni di dare e fare e va distinta dalla mera cessione di alimenti e bevande. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con il principio di diritto n. 9 del 22 febbraio 2019. In relazione alla cessione di alimenti e bevande l’aliquota Iva da applicare varia in funzione della singola tipologia di bene alimentare che viene venduto.
  4. Nelle disposizioni attuative della definizione agevolata dei processi verbali di constatazione - PVC prevista dal decreto fiscale 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune importanti indicazioni relativamente alla possibilità di definire anche un solo periodo d’imposta (purché nella sua integralità) e alla definizione delle violazioni in materia di IVA all’importazione, per le quali la procedura è differente. Restano, tuttavia, alcuni dubbi irrisolti in materia di trasparenza, di violazioni non formalmente contestate e di riduzione delle violazioni a seguito delle deduzioni del contribuente.
  5. Ai fini della detrazione IMU per l’abitazione principale occorre che il contribuente, non residente anagraficamente in quell’immobile, provi che quest’ultima costituisca dimora abituale non solo propria ma anche dei suoi familiari. In questo contesto, il contribuente deve provare di aver adibito l’immobile ad abitazione principale mediante esibizione di documenti riguardanti bollette relative a consumi o contratti di utenze o altri elementi utili a superare la presunzione derivante dalla residenza anagrafica in altro comune. A fornire queste indicazioni è la Commissione tributaria provinciale di Rieti con la sentenza n. 2/2019.